Liquidità

In questo periodo una delle parole più invocate è liquidità. In argomento mi sono già intrattenuto con riferimento alla liquidità bancaria ma mi sembra che oggi il termine abbia assunto un valore terapeutico. Non vi è politico, sindacalista, giornalista, industriale, commerciante, artigiano, bancario, consulente, cittadino qualsiasi che non la invochi, quasi sempre alla fine di un ragionamento come un mantra liberatorio: liberatorio nel senso che libera il ragionamento dal vincolo della consequenzialità, dal vincolo di non contraddizione, così rassicurando chi vi si cimenta e i suoi interlocutori. Ne segue, che basta affermare che `ci vuole più liquidità’ per entrare nel novero di coloro che, disponendo di questa bacchetta magica, sono in grado di risolvere non solo la crisi economica che stiamo vivendo ma anche quella che ci attende.

Una metafora

Il termine `liquidità’ non ha un significato univoco perché dipende dal contesto nel quale viene utilizzato: un pezzo di ghiaccio non è liquido, ma può diventarlo a determinate condizioni. I fisici possono spiegarci bene tutto questo, così capiremmo perché l’acqua del rubinetto ghiaccia ad una determinata temperatura e quella marina ad un’altra. E così per tutti i liquidi e per tutte le condizioni che debbono verificarsi. Utilizzando la metafora del ghiaccio, potremmo avvalerci del concetto di punto di fusione: il punto al quale il ghiaccio ridiventa liquido. Esso dipende da una serie di altre condizioni e dovremmo ritornare dai fisici per farcelo spiegare.

Riferita la metafora all’ambiente tecnico-economico, il punto di fusione sarebbe da intendersi quello al quale un elemento strutturale dell’economia passa dallo stato solido allo sttao liquido.

Un tale elemento può essere una casa, un terreno, uno strumento finanziario, una competenza professionale. Questi elementi sono considerabili allo stato solido perché, salvo casi particolarissimi (baratto), non possono essere scambiati facilmente in quanto tali. Per essere scambiati, infatti, debbono essere trasformati in forma liquida, cioè in moneta. Se sono proprietario di un terreno e desidero una casa, debbo vendere il terreno e poi comprare la casa. Se ho acquisito una competenza professionale per renderla liquida debbo esercitare una professione. E così di seguito.

Fuor di metafora.

Credo si capisca che quando si chiede liquidità a qualcuno (allo Stato, al Governo, ad un’impresa, a un privato cittadino) si chiede di trasformare in moneta, un elemento strutturale solido. Cioè si chiede di vendere qualcosa in cambio di moneta.

Qui mi sembra si aprano almeno due questioni: 1) qual è l’elemento strutturale solido da vendere o, in altri termini, qual è l’elemento da liquidare; 2) cosa debbo ottenere in cambio, cioè cosa si intenda per moneta.

Tralascio il punto 2) perché me ne sono già occupato nell’articolo sopra citato; prendo per buona l’idea che per moneta si intendano i debiti a vista della Banca Centrale (BC) e quelli delle banche commerciali (bc) (che gli economisti chiamano M1) e suppongo si tratti anche dei debiti che non possono essere rifiutati dal venditore come messi di pagamento.

Sul punto 1) sarebbe allora da chiedersi chi vende che cosa e a chi.

Qui si aprono alcuni possibilità: il venditore dispone di elementi da vendere, oppure il venditore non ha nulla.

Le imprese, se debbono riprendere l’attività, non possono vendere nulla, pena la definitiva chiusura. Potrebbero disfarsi dell’attività e vendere ad un compratore, cioè cambiare titolare. Ovviamente si preferisce non farlo ma dare in garanzia l’attività per ottenere un prestito, un finanziamento monetario.

Stesso comportamento potrebbe essere adottato dai cittadini che dispongono di elementi allo stato solido.

I cittadini che hanno perso il lavoro o che non lo hanno mai avuto o che non lo hanno mai dichiarato, non possono vendere o ipotecare nulla: per sopravvivere, essi necessitano soltanto di un flusso di moneta tendenzialmente costante nel tempo.

Coloro che hanno soltanto una competenza professionale da esercitare debbono attendere che il meccanismo degli scambi si rimetta in moto con le proprie contraddizioni da risolvere.

In tutti i casi sopra esemplificati bisogna individuare chi fornisce la moneta, la liquidità. E sarà il settore bancario (BC + bc).

Il risultato sarà che questo settore si troverà ad avere a) diritti di proprietà sugli elementi acquistati; b) diritti di credito sui prestatori di garanzie; c) diritti di credito nei confronti dei cittadini ai quali è stato assicurato il flusso monetario temporaneo.

Il punto di fusione si sposta così al settore bancario che avrà gettato liquidità nel mercato, ma che denominiamo credito all’economia, o potere d’acquisto dell’economia, a fronte degli elementi strutturali appena esemplificati.

Il settore bancario si trova così ad assumere quasi tutti i rischi dell’economia: se si ritiene siano troppo elevati per il settore, si ricorre alla garanzia dello Stato: cioè si trasla i rischio dalle imprese manifatturiere alle banche e da queste allo Stato nell’ipotesi che `lo Stato non fallisce’.

Lo schema appena proposto implica che i fruitori di liquidità, i fruitori cioè di prestiti del settore bancario, alla scadena rimborsino i prestiti e così le imprese liberano lo Stato dalle garanzie prestate, i cittadini che hanno perso il lavoro rientrano in attività e liberano lo Stato dal provvedere alle loro necessità, ecc. L’altra possibilità, che mi sembra improbabile, è che i prestiti si trasformino in regalie.

Se si va a vedere, però, cos’è la `garanzia dello Stato’, si può osservare che è un firma, una fidejussione a favore del richiedente e si può osservare anche che la velocità di concessione delle garanzie è direttamente proporzionale al rischio: più è veloce, più aumenta il rischio, come è noto da tempo immemorabile,

Ne segue la possibilità che aumentino i prestiti soggetti a deterioramento e che lo Stato sia costretto a registrare mancati incassi; da qui la necessità di indebitarsi vendendo titoli sul mercato o al settore bancario il quale, comprandoli, finanzierà monetariamente l’economia. Cioè, per un determinato periodo, vi sarà inflazione.

Si può sempre dire che è preferibile un tasso dell’inflazione elevato piuttosto che la chiusura dell’economia perché è sempre vero che vale la regola del primum vivere, però tutte le priorità hanno dei costi. E i costi sociali dell’inflazione sono poco visibili ma non per questo sono meno onerosi ed è forse per questo che la liquidità viene invocata così superficialmente.

Conclusione

La metafora naturalistica addotta ha il difetto di essere, per l’appunto, naturalistica perché la tecnica-economica non esiste in natura ma è un prodotto dell’uomo; è cioè un paradigma messo a punto e codificato almeno fin dai tempi di Hammurabi (ca. 1750 a.C).

A me sembra, in definitiva, che il Covit-19 ci lanci due sfide: trovare un vaccino e l’onere di modificare quel paradigma.

2 pensieri riguardo “Liquidità

  1. Ottimo articolo. Da apprezzare in quanto offre l’opportunita’ di imparare, riflettere e considerare. Insomma una “boccata d’aria” fresca, non inquinata da faziosita’ politiche, ideologie , etc. Grazie !
    Cordialita’! Fabio Maran

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