Speculatori

Recentemente, in Borsa, si è deciso di sospendere l’attività dei ribassisti allo scoperto per 3 mesi: come la proposta di chiusura della Borsa si fonda sulla balzana idea di intervenire quando i mercati non rispondono alle nostre aspettative, così provvedimenti analoghi a quello appena accennato credono di abolire la pressione sulle aspettative negative sui prezzi dei titoli quotati in mercati regolamentati, come se ciò dipendesse dagli speculatori.

Ma chi sono in concreto questi cattivi ribassisti? Sono gli speculatori al ribasso: e quindi cattivi in quanto speculatori. Ma costoro non sono meno cattivi dei rialzisti che sono pure degli speculatori. In realtà, gli speculatori sono investitori che cercano di trarre profitto dalla differenza di prezzi attesi. E per fare profitti, rischiano i propri quattrini. Pensare che incidano sull’andamento delle società quotate, significa ipotizzare che tutte le azioni emesse siano quotate. Il che è falso.

Una categoria di operatori apparentemente simile agli speculatori è quella degli arbitraggisti: ma costoro scelgono un prodotto in base a prezzi noti e non attesi. È quello che accade nei mercati rionali. Ad es., se posso recarmi in Austria a fare benzina perché il prezzo è più basso del prezzo in Italia, non misurerò solo la differenza fra il prezzo austriaco e quello italiano, ma anche la mia distanza dal confine e quanti km/litro consuma la mia auto, ecc.

Lo speculatore, invece, conosce solo il prezzo attuale, il prezzo corrente della merce e non quello futuro (atteso): l’investitore che specula si attende cioè che il prezzo futuro sia più basso o sia più alto del prezzo corrente.

Qui però si apre il problema di capire di che merce io stia parlando.

Limito l’argomento all’investitore`singolo individuo’ e ad alcuni strumenti finanziari: fra questi, alle azioni e alle obbligazioni emesse da società quotate e alle obbligazioni emesse da Stati sovrani. Con riferimento a questo mercato si distinguono abitualmente due gruppi di investitori: i cassettisti e gli scopertisti.

I cassettisti.

Riducendo ancor più l’osservazione alle obbligazioni a reddito fisso, da chiunque emesse, si può notare che l’acquisto di uno strumento del genere che rende, ad esempio il 2%, implica il pagamento per contanti (cash) e la fissazione del rendimento fino a scadenza. Ciò significa che ogni anno l’investitore riceverà una rendita del 2% e che, a scadenza, riceverà 100 (il valore nominale o di rimborso). Ma se, prima della scadenza, i tassi dell’interesse crollano, i prezzi di quelle obbligazioni aumentano, e si dovrà valutare se vendere il titolo per lucrare la differenza di prezzo (il guadagno in conto capitale). Se, invece, il tasso dell’interesse aumenta, sarà il prezzo a crollare e non converrà più vendere, cioè prendere atto della perdita (in conto capitale), a meno che non si sia costretti da problemi di liquidità.

Il caso appena esemplificato, è quello tipico del cassettista: compra il titolo per riscuotere la rendita e, se del caso, per lucrare sulla differenza di prezzo che dipenderà dall’andamento del tasso dell’interesse.

Tuttavia, anche coloro che comprano cash le azioni possono essere cassettisti: in tal caso, la rendita è rappresenatata dai dividendi attesi, e l’eventuale guadagno in conto capitale dipenderà dall’andamento del prezzo effettivo delle azioni. Tale prezzo, tuttavia, non dipende solo dal tasso dell’interesse ma anche dalle aspettative degli operatori sul prezzo delle azioni medesime (che è ben diverso, dal giudizio sull’andamento economico-finanziario della società emittente, ma questo aspetto ci condurrebbe lontano).

In conclusione, tutti i cassettisti:
a) sono redditieri e, se si presenta l’occasione, possono diventare anche speculatori;
b) sono ‘coperti’, cioè comprano e vendono cash;
c) possono vendere i titoli in perdita se hanno necessità di disporre di cash (liquidità).

Il caso dei cassettisti, però, non è quello più interessante perché si tratta di investitori che puntano prevalentemente all’aspetto rendita.

Gli scopertisti.

Gli scopertisti puntano, invece, prevalentemente sull’aspetto guadagno in conto capitale (ovviamente non sulla perdita).

Per mettere a fuoco questo importante punto, che sta a fondamento delle negoziazioni di Borsa e dei prezzi che vi si determinano, bisogna considerare due aspetti: a) i prezzi di Borsa delle azioni registrano l’opinione degli operatori sul futuro dei prezzi e non delle società emittenti; b) gli acquisti e le vendite delle azioni allo scoperto possono essere per contanti e a termine.

Tralasciamo il punto a) che ci condurrebbe a trattare della parte delle azioni negoziabili (il flottante) che esclude, per esempio, i pacchetti, ecc. e concentriamo l’attenzione sulle operazioni per contanti allo scoperto.

Le operazioni `per contanti’ non sono operazioni cash perché prevedono la scissione fra il momento della stipulazione del contratto e la sua esecuzione. Cioè se oggi compro per contanti un’azione, significa che mi impegno a pagarla il primo giorno successivo di Borsa aperta e concordo nel ricevere il titolo quello stesso giorno successivo. Analogamente, se vendo per contanti un’azione significa che mi impegno a consegnarla il primo giorno successivo di Borsa aperta e concordo nel riscuotere il dovuto in quello stesso giorno successivo.

Si dice operatore allo scoperto perché l’investitore deve disporre del denaro o dei titoli non nel giorno della stipula ma nel giorno dell’esecuzione del contratto.

In concreto:
1) il rialzista si aspetta che le azioni salgano e quindi compra oggi per vendere a rialzo avvenuto (nel caso si aspettasse una discesa non comprerebbe): ad es. oggi alle 10 compra un’azione a 5€ e alle ore 16 di oggi stesso vende la medesima azione a 6€: a fine giornata riscuote solo la differenza di 1€: vi è il solo passaggio di denaro di 1€ e non lo scambio di titoli: in tal caso il rialzista avrebbe guadagnato il 20%.
2) il ribassita si aspetta che le azioni scendano (nel caso si aspettasse un rialzo non venderebbe): ad es. oggi alle 10 vende un’azione a 5€ e alle ore 16 di oggi stesso compra la medesima azione a 4€: a fine giornata riscuote solo la differenza di 1€ e vi è il solo passaggio di 1€ e non di titoli. In tal caso avrebbe guadagnato il 25%.

Questo è l’osso delle operazioni allo scoperto: si dice che si opera allo scoperto perché al momento della stipula del contratto non è necessario che il rialzista disponga del denaro o che il ribassista disponga dei titoli.

Ne seguono alcuni corollari:
A) più è ridotto il lasso di tempo intercorrente fra il momento della stipula e il momento dell’esecuzione del contratto meno è rischioso per l’investitore trovarsi scoperto al momento dell’esecuzione;

Ai) il rialzista deve trovare i soldi, ma vi è quasi sempre una banca disposta ad assumersi il rischio di un prestito;

Aii) il ribassista deve ricorrere al prestito di titoli, ma non è detto che i titoli si trovino (i motivi sono diversi);

B) per ridurre il rischio del ribassista (Aii), gli investitori non possono operare completamente allo scoperto ma devono disporre di una fetta, di un margine di titoli (marginazione) già ottenuti in prestito, il che riduce il profitto dell’operazione;

C) qualora alla scadenza (al momento dell’esecuzione del contratto) non si disponga del denaro o dei titoli, o qualora nel durante non vi sia la convenienza a fare l’operazione di segno contrario è possibile prorogare la posizione al rialzo o al ribasso, che può erodere il profitto dell’investitore;

D) i due esmpi sopra riportati conducono ad un guadagno del 20-25%: è tanto, è poco? Dipende. In valore assoluto, 1€ è poco e anche se compro mille azioni, 100€ è poco. Ma è in termini percentuali che il rendimenti dell’investimento è esorbitante. Infatti i rendimenti si misurano in termini percentuali annui: dunque un rendimento del 20% in un giorno è, per l’appunto, esorbitante (e qui si dovrebe aprire un altro capitolo).

Conclusione

Come concludevo a proposito della proposta di chiudere la Borsa, a me sembra che vietare ai ribassisti di operare allo scoperto significhi abolire un corno essenziale del mercato come se i ribassisti fossero la causa del ribasso dei prezzi, mortificare i cassettisti che non possono più prestare i titoli per lucrare qualcosa, allontanare gli investitori dal mercato regolamentato spingendoli sull’o.t.c.
In definitiva significa allontanare il capitale di rischio dal mercato, favorire prezzi artificialmente elevati e quindi tendenzialmente farlocchi nella speranza che qualche illuso compri.

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