Oro

A seguito dei venti di guerra che soffiano in questo periodo in MO sembra tornare di moda una delle più diffuse credenze: l’oro come bene rifugio. In proposito, può essere utile proporre alcune considerazioni per ridimensionare questa credenza. Resta evidente che ciascuno di noi è libero di giudicare quale sia il veicolo più adeguato per trasportare nel tempo la propria ricchezza cioè, in assenza di debiti, del proprio patrimonio. 

L’oro fisico può essere contenuto in monete, in lingotti e/o in prodotti industriali (gioielleria e semilavorati). Per capire in che senso l’oro fisico possa essere considerato un bene rifugio è utile rifarsi alle norme che ne regolano il commercio: la L. 7/2000 e le disposizioni della Banca d’Italia.

Va subito detto che il prezzo di vendita dei prodotti industriali è sempre largamente inferiore al prezzo di acquisto almeno per due motivi: il suo titolo, superiore a 325 millesimi, che rappresenta la lega fra metallo prezioso e metallo vile e che ne determina anche il colore. La caratura effettiva, di regola, è ignota al pubblico che li detiene; inoltre il colore dipenda dai gusti. Così la gioielleria può essere considerata un bene rifugio sui generis nel senso che `a caval donato…’: quando si cerca di venderli, qualsiasi prezzo si spunti è bene accetto. 

L’oro in monete e in lingotti è la componente fisica meno incerta e più gettonata come bene rifugio perché contenuto in prodotti standardizzati: premesso che il titolo va sempre verificato, le monete devono essere state coniate dopo il 1800 ed avere o avere avuto corso legale nel paese d’origine, devono avere una purezza pari o superiore a 900 millesimi ed essere vendute ad un prezzo che non superi dell’80% il valore del contenuto in oro fino (24 carati, 1000 millesimi). I lingotti invece, che possono avere anche la forma di placchette, debbono avere un peso almeno pari ad un grammo ed una purezza almeno pari a 995 millesimi.

I lingotti possono essere di diverse dimensioni e sono misurati in grammi e/o in once troy (1 gr = 31.1034768 oz): dal 2014, il prezzo per gr./oz. viene fissato quotidianamente dalla Ice Benchmark Adminitration (Iba).

L’ipotesi sottesa all’idea di `bene rifugio’ è che, al momento della vendita, il prezzo sia più o meno uguale al prezzo di acquisto e che il mercato, in quel momento, sia efficiente. Quest’ultima condizione, tuttavia, non sembra ragionevolmente realizzabile perché, qualora le circostanze costringessero i detentori a vendere, i prezzi tenderebbero a crollare. Anche l’oro fisico in lingotti o monete può essere dunque considerato un bene rifugio molto sui generis; nel senso che, al limite, potrebbe essere scambiato con un tozzo di pane in condizioni estreme di sopravvivenza e trovando la controparte.

Potrebbe, invece, trasportare la ricchezza nel tempo se venisse comprato e venduto sistematicamente lucrando sulle differenze di prezzo che di volta in volta si formano sul mercato. In questo senso può trovare allocazione in un portafoglio di attività reali.

L’oro finanziario è rappresentato dai contratti che rappresentano l’oro fisico sottostante. Si tratta di tutti i prodotti che vengono creati presso le Borse e che consentono di comprare o di assumere posizioni `lunghe’ (nel caso dei rialzisti) o di vendere o di assumere pozioni `corte’ (nel caso dei ribassisti) ove il sottostante è l’oro fisico: futures, opzioni, swaps, ETF (Exchange Traded Fund, che replicano l’andamento del prezzo del sottostante) e di CFD (Contract For Difference, che prevedono di regolare solo le differenze di prezzo del sottostante) sono tutti contratti che consentono di lucrare sulle differenze di prezzo, cioè di speculare sul movimento dei prezzi dell’oro .

In conclusione, è ben noto che un prudente portafoglio di attività, reali e finanziarie, dovrebbe contenere dosi diverse di strumenti finanzIari e di attività reali per ridurre il rischio di mercato che qualsiasi investitore corre; tuttavia, non si tratta solo di una questione di dosaggio, ma anche di una questione di mobilità degli investimenti. Credo cioè che sarebbe un errore pensare di assumere una posizione in una qualche attività finanziaria o reale di restarvi inchiodati: l’idea di `bene rifugio’ mi sembra evochi una ipotesi di staticità che non mi sembra adeguata a fronteggiare i rischi e quindi a trasportare la ricchezza nel tempo.

Contemplare le proprie proprietà (case, terreni, strumenti finanziari, obbligazioni, azioni, oro, gioielli, banconote, ecc.) può essere uno dei modi per vivere più serenamente in quanto rassicurati nelle proprie certezze. Si può contemplare il grafico del prezzo dell’oro ed essere rassicurati dal trend crescente che vi si osserva; ma fino a che non si vende, non si è guadagnato. Cioè io non sono sicuro che la contemplazione sia la migliore modalità per mantenere, nel tempo, il valore dei propri averi. Sarebbe, invece preferibile, non abbandonare il proprio denaro a se stesso, ma seguirlo per cogliere le opportunità derivanti dalle oscillazioni dei prezzi. È impegnativo e difficile ma non ci sono pasti gratis e diventa duqnue necessario pagare la parcella ad un CFA indipendente, cioè un CFA che assuma in proprio almeno il rischio dì sbagliare i consigli  e quindi il rischio di perdere il cliente.

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