Finanza pubblica per tutti

Diretto dal prof. Carlo Cottarelli, l’Osservatorio Conti Pubblici (OCP)  ha recentemente pubblicato 10 `pillole’ di Finanza pubblica volte a diffondere conoscenza di base su di un tema che ci riguarda tutti in quanto cittadini: è rivolto a contribuenti e ad evasori, ai  fruitori del welfare di Stato, ai destinatari o meno dei servizi pubblici sanitari, di trasporto, ecc.

Forse, cercare di acquisire un po’ di conoscenze in materia può essere utile per aumentare la consapevolezza del collegamento economico-finanziario e generazionale che sussiste fra cittadini di un Paese aperto agli scambi internazionali di merci, di persone e di servizi.

Riprendo questo sistematico tentativo di trattare una materia complessa, soprattutto per i suoi molteplici risvolti sociali, ad evitare che si  disperda nel confuso mare magnum dei social.

P.S. 
Si può osservare che, in Economia, qualsiasi ragionamento, conduce ad un Bilancio: redatto ex post, consente un’analisi ‘positiva’ di quello che è stato ed è quindi immodificabile; redatto ex-ante, è un budget che consente un’analisi `normativa’ di quello ch intende fare, ad es. il Settore Pubblico, per realizzare gli obiettivi prefissati.
Il budget, per definizione, è un preventivo, indica le azioni di intraprendere in vista degli obiettivi, richiede il feed back cioè richiede gli aggiustamenti necessari a far collimare gli obiettivi alla luce degli eventi effettivamente accaduti nel periodo precedente.
In Economia, sembra inoltre abbastanza difficile evitare di prendere in considerazione il fatto che gli eventi si susseguono senza soluzione di continuità e cioè che gli eventi sono connotati da ineludibili fenomeni di ereditarietà: ciò significa che gli eventi di un anno influenzano gli eventi dell’anno successivo, così come gli eventi di un mese influenzano gli eventi del mese successivo: ne segue che il budget è `fiiglio’ del bilancio precedente, così come il feed back è indispensabile per gli aggiustamenti del budget.
Si aprono così, almeno due questioni: 1) la scissione fra grandezze economiche e grandezze contabili; 2) le variabili di aggiustamento.

1) Grandezze economiche e grandezze contabili
Con riferimento ad un oggetto di analisi (l’economia di uno Stato, di un’impresa, di un singolo cittadino, ecc.) le grandezze economiche censiscono i fenomeni economici nella loro essenza, cioè i movimenti effettivi di beni scarsi (le merci e la moneta); le grandezze contabili tentano di dare una rappresentazione monetaria a quegli stessi movimenti. L’obiettivo delle due categorie di grandezze è quello di indagare i fenomeni per trarne giudizi di merito; ma mentre le grandezze contabili hanno l’obiettivo di determinare i profitti (e il patrimonio) per appropriarsene facendoli uscire dal circuito produttivo dell’entità indagata, l’obiettivo di quelle economiche è quello di trarne giudizi di merito per determinare le condizioni di efficienza nell’uso delle risorse al fine di migliorarne le condizioni nel ciclo produttivo successivo.
Bisogna poi notare che, per determinare i profitti (e il patrimonio) si fa ricorso a valutazioni di eventi presunti (valutazione delle rimanenze di merci, di debiti e di crediti): ciò avviene attraverso attribuzioni di grandezze esclusivamente contabili secondo schemi messi a punto dai Principi Contabili nazionali e internazionali.
Per determinare le condizioni di efficenza nell’utilizzo delle risorse si fa analogamente ricorso a congetture e valutazioni di eventi futuri (ad es. le imposte che si percepiranno dagli evasori). In tal caso, però, non aiutano i Principi contabili ma si confida sull’azione dello strutture dello Stato.

2) Variabili di aggiustamento
Mentre profitti e patrimonio si determinato ex post, tramite quelle variabili di aggiustamento che si denominano valutazioni delle rimanenze, le variabili di aggiustamento dei budget sono costituite dai feed back che si ottengono dall’esperienza e che si manovrano per far collimare gli obiettivi con la realtà effettuale (ne è un esempio calzante la Nota di aggiornamento al DEF).
Nel caso dell’analisi di un’entità come un’impresa, tuttavia, le variabili di aggiustamento sono controllabili e manovrabili dal management mentre, nel caso di un’entità come lo Stato, è più evidente che le variabili di aggiustamento rilevanti sono meno controllabili e meno manovrabili dagli Organi dello Stato: si pensi alla variabile monetaria o alla variabile `prezzo di mercato del debito pubblico’.
Per fare un esempio ancor più preciso, si pensi ad un’impresa che pur producendo profitti, non li accumuli: dopo pochi anni si troverà a vedere ridotta la propria capacità di ottener finanziamenti (capacità di credito). Si pensi poi ad uno Stato che non migliori le proprie condizioni di efficienza nell’uso delle risorse che si troverà a soccombere nel mercato internazionale.

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