I vincoli europei

In questo periodo di dibattito sul DEF 2020, si sono sollevate e si sollevano spesso accese discussioni sui vincoli europei che limitano l’attività del Governo italiano. In questo breve scritto cerco di riassumere come si dovrebbe porre la questione, alla luce delle regole che anche il nostro Paese ha firmato a suo tempo e che pertanto sarebbe tenuto a rispettare per salvaguardare un minimo di credibilità presso i Mercati i quali, alla fin fine, sono i nostri giudici.

1. Le regole, stabilite dal Trattato di Maastricht (1992), prevedevano che il bilancio del Paese dovesse rispettare i seguenti vincoli: max 60% del rapporto Debito/PIL (D/PIL) e max 3% del deficit/PIL (d/PIL). Il Trattato in questione è stato più volte rivisto e aggiustato per cercare di evitare che le regole divenissero gabbie di contenimento dell’economia che è sempre in movimento.

2. La prima importante revisione si ha nel 1997, con l’accordo denominato Patto di Stabilità e Crescita (PSC) ove si ribadiscono i vincoli di Maastricht e si stabiliscono le procedure nel caso la politica economica dei singoli Paesi produca deficit eccessivi.

3. La seconda importate revisione di ha nel 2012, con l’accordo denominato Fiscal Compact, col quale si è cercato  di adattare i parametri quantitativi di cui sopra (60% e 3%) alla nuova situazione economico-finanziaria determinatasi con la crisi dei subprime (2007/08). 

Il Fiscal Compact integra i due parametri del PSC con le seguenti nuove disposizioni:

– l’inserimento del pareggio di bilancio con «disposizioni vincolanti e di natura permanente – preferibilmente costituzionale» (in Italia è stato modificato l’art. 81 della Costituzione (aprile 2012);

– il vincolo del deficit “strutturale”, cioè non legato a situazioni di emergenza, pari a d/PIL = 0,5%;

– per i paesi con un rapporto D/PIL superiore al 60% l’obbligo di ridurre il rapporto di almeno 1/20esimo all’anno, per raggiungere quel rapporto considerato “sano” del 60 per cento. 

4. Conclusioni

La maggior parte delle critiche si sono concentrate:

a)  sul pareggio di bilancio. Ma non si tiene conto che i bilanci, per definizione, pareggiano sempre. Sia quelli redatti alla fine del periodo, sia quelli preventivi (budget) perché eventuali spareggi si compensano aumentando i debiti;

b) sul 3%, ma non si tiene conto che il Fiscal Compact consente di raggiungerlo qualora il deficit eccessivo discenda da situazioni di emergenza;

c) sul 20esimo annuo di riduzione del D/PIL, ma non si tiene conto che si la riduzione può realizzarsi agendo sia sul numeratore (diminuzione del D) sia sul denominatore (aumento del PIL).

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