Compensare i debiti della PA

Premessa
L’annosa questione è rimbalzata sui media in questi giorni perché per realizzare l’obiettivo si è paventato di ricorrere ai MiniBot. In realtà, è accaduto questo: è inopinatamente comparso un inciso di 10 parole all’interno di mozione parlamentare approvata all’unanimità. La cosiddetta opposizione ha successivamente dichiarato di avere fatto un errore, mentre la cosiddetta maggioranza ha affermato di dare seguito ad un contenuto del contratto di governo.

In questo breve pezzo, cerco di riassumere un paio di questioni che mi sembrano al fondo della faccenda: la prima riguarda la compensazione dei debiti e dei crediti in contropartita con la PA; la seconda i MiniBot.

Compensazione
Si tratta di compensare i crediti che i soggetti vantano nei confronti della PA con i debiti dei medesimi soggetti (ad es. per imposte e tasse). Semplice e banale a dirsi, molto più complicato a farsi.
Ad esempio, se io esegue dei lavori per il Comune di Treviso ma risiedo in un altro Comune (ad es. a Conegliano), risulta difficile compensare i crediti che vanto su Treviso con i debiti fiscali che ho maturato nel mio Comune di residenza (Conegliano). La faccenda ai semplificherebbe se i due Comuni cumulassero i loro debiti e i loro crediti in contropartita con ciascuno dei fornitori di servizi.
La banalità di questo esempio indica che non è detto che crediti e debiti di un soggetto siano sempre in contropartita con la medesima PA; per cui vi sono delle difficoltà oggettive: ho appreso che si sta molto lavorando su quetso comparto per realizzare l’obiettivo. Se non si realizzerà non ci può meravigliare se i fornitori di servizi aggiungono al prezzo del servizio almeno gli interessi per il ritardato pagamento, se non altro.

MiniBot
Per superare l’impasse, il Presidente Borghi e suoi seguaci propongono di pagare i debiti con i MiniBot: cioè con pezzi di carta di diverso ammontare, anche di ridotto valore facciale, simili alle banconote denominate in € che consociamo.
Sotto questo aspetto, non vi è da meravigliarsi: in line di massima, tutti i debitori cercano di prorogare la scadenza dei rispettivi debiti in qualche modo: perché lo Stato non dovrebbe farlo? La modalità proposta è dunque compatibile con l’andamento corrente dei debiti.
La diversità fondamentale, però, è che i MiniBot non son rifiutabili da chi li riceve (da chi, cioè, ha fornito il servizio alla PA e ha maturato un credito) per cui costui è obbligato a riceverli in pagamento. Sotto questo aspetto, i MiniBot si avvicinano alla moneta avente corso legale, che non può essere rifiutata dal debitore.
Ma, l’elemento che mi sembra restare in ombra è che, una volta ottenuti in pagamento, il creditore non può utilizzare i MiniBot per pagare le imposte e le tasse perché, fino ad oggi, la PA riceve soltanto banconote denominate in €.

Fino ad oggi, dicevo. Quindi, fino ad una nuova legge, per pagare le imposte bisogna convertire i MiniBot in €.  Ma è possibile che si legiferi per obbligare la PA a ricevere in pagamento i MiniBot? Ovviamente sì.

In tale ultimo caso, però, si crea un sistema di obblighi atti a fare in modo che alcuni pagamenti (quelli in contropartita con la PA) avvengano tramite un mezzo di pagamento diverso dall’€.

Si giunge così al concetto di ‘moneta parallela’. Si potrebbe tuttavia obiettare che vi sono anche altre monete parallele, ad es. le carte di credito o i depositi bancari: ma non è così. Le Carte di Credito sono emesse da intermediari finanziari conosciuti, riconosciuti e vigilati dalla Banca Centrale e sono altresì conosciuti e riconosciuti anche dal publico che non ha l’obbligo di accettarli ma può decidere di non usarle e, addirittura, di non disporne.

Si giunge così all’illegalità delle monete parallele: ciò è dovuto all’ordinamento che ne vieta la circolazione.

Ma sarebbe un errore ritenere che si tratti esclusivamente di un problema di ordinamento. Quest’ultimo è importante, ma funziona se, e solo se, non contravviene alle regole economico-finanziarie dell’economia, cioè del governo dei beni scarsi. Ciò significa che aumentare la quantità di moneta implica l’aumento dei prezzi e poiché l’aumento dei prezzi, l’inflazione, penalizza soprattutto i redditi fissi (operai, impiegati, pensionati) e i debitori, nei Paesi civili si è giunti alla conclusione che governare la Moneta è fondamentale per ridurre le disuguaglianze, per dare a ciascuno il suo, per aumentare la consapevolezza che è necessaria la responsabilità individuale. Per non parlare di diversi studi che hanno certificato una correlazione fra tasso di crescita e ridotta inflazione.

Conclusione
In questo periodo, in Italia, vi sono stati autorevoli economisti che hanno spiegato bene le implicazioni macroeconomiche dell’iniziativa MiniBot.

A me non resta che ricordare la Legge di Gresham che suona più o meno così:
se un governo mantiene due specie monetarie in circolazione legale e, per qualsiasi motivo, una di esse viene maggiormente accettata dell’altra, la moneta più accettata scomparirà dalla circolazione e verrà tesaurizzata, mentre l’altra verrà utilizzata negli scambi. E ciò indipendentemente dalla natura delle monete in questione e dal conio metallico o cartaceo; importa che entrambe siano accettate come strumento di pagamento, in forza di legge.

Chi saranno i detentori della moneta `cattiva’, quella meno accettata? Ovviamente le persone più vulnerabili; gli altri tesaurizzeranno, magari all’estero, in Europa e non necessariamente in un paradiso fiscale.

P. S. (14 giugno 2019)

Per avere un’idea della questione che esemplificavo sopra (il Comune di residenza dove pago le imposte e quello che mi deve il pagamento delle mie prestazioni) segnalo questo documento del MEF che riassume bene la questione. A questo rilevante problema si sta lavorando alacremente tramite la piattaforma SIOPE.

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