Davvero le banche sono piene di soldi?

Mi è rimasta in testa questa perentoria affermazione udita durante uno dei talk show che passano in televisione: purtroppo si tratta di un’opinione che alimenta una delle tante false credenze che divengono successivamente patrimonio del senso comune creando aspettative che danneggiano il settore bancario e l’economia nel suo complesso. Fra queste aspettative vi è anche quella di ripristinare la scissione fra banche ordinarie e banche di investimento, sperando di poter scindere, per via giuridica, un fenomeno unitario come quello economico-finanziario.

Semplificando un po’, nel seguente pezzo cerco di contrastare questa opinione.

Debiti, Crediti, `Soldi’, banche.

I Debiti bancari sono costituiti nelle seguenti forme tecniche: i) depositi in c/c o a scadenza; ii) obbligazioni. 

Si tratta di scritture contabili, cioè di stringhe di bit, che testimoniano la titolarità di chi ha il diritto di disporne: di utilizzarli come mezzi di pagamento, di trasformarli in biglietti di BC, di rinnovarli, a scadenza, nella medesima o in altra forma tecnica. Essendo Debiti di una banca, hanno la caratteristica di essere, ex ante, `certi’ nel loro ammontare, `liquidi’ cioè esigibili da parte del proprietario, del titolare del diritto, ed `esigibili’ a scadenza.

Ad es. i depositi in c/c sono esigibili ‘a vista’, cioè immediatamente, per il loro ammontare totale o parziale; le obbligazioni sono esigibili a scadenza per il loro ammontare nominale totale. 

Tutti i debiti stanno scritti, convenzionalmente, a destra del bilancio di una banca e a sinistra del bilancio dei titolari dei diritti (depositanti e/o obbligazionisti).

I crediti bancari sono i prestiti delle banche e sono costituiti nelle seguenti forme tecniche: i) prestiti in c/c e/o a scadenza più o meno ravvicinata; ii) strumenti finanziari emessi dallo Stato e/o da imprese. 

Si tratta di scritture contabili, cioè di stringhe di bit, che testimoniano i debiti di coloro che hanno ottenuto i prestiti, cioè gli affidati che li hanno utilizzati e/o gli emittenti gli strumenti  finanziari. Il loro ammontare confluisce nel c/c del soggetto che li ha ottenuti, indipendentemente dalla forma tecnica.

Ex ante essi non sono `certi, liquidi ed esigibili’ ma sono, per definizione, di ammontare  incerto a causa della banale osservazione che si tratta di investimenti nell’attività operativa del soggetto che li ha ottenuti. 

Tutti i crediti stanno scritti convenzionalmente a sinistra del bilancio di una banca e a destra del bilancio di chi li ha ottenuti.

I conti che memorizzano i debiti e i crediti delle banche contengono il valore nominale dei debiti (dei depositi e delle obbligazioni emesse) e il `valore di presunto realizzo’ dei crediti (dei prestiti e degli strumenti finanziari in portafoglio)

´Soldi’ =  banconote

Debiti e Crediti bancari divengono `soldi’ solo quando vengono trasformati in entrate e uscite di cassa, cioè in banconote (biglietti di BC); fino a quel momento sono per l’appunto debiti e crediti fra banche e clienti e sono costituiti da diverse contratti (forme tecniche).

Conclusione

Le banche non sono piene di `soldi’, di banconote, ma sono piene di Debiti di valore certo e di Crediti dal valore incerto. Le banconote di cui dispongono sono quelle necessarie per riempire i bidoni che le contengono per la distribuzione al pubblico tramite gli sportelli automatici.

Corollario 1

Uno dei principali problemi che si pone è quello di capire chi corra il rischio dell’attività bancaria cioè, in definitiva, chi corra il rischio che i prestiti si deteriorino,  cioè che abbiano un valore più ridotto rispetto a quello della concessione. Il che può accadere per diversi motivi: i prestiti perché seguono le vicende economico-finanziarie connesse col deteriorarsi dell’attività del soggetto che li ha ottenuti; gli strumenti finanziari, oltre che per questo motivo, anche perché i tassi dell’interesse di mercato possono aumentare e così deprimere i prezzi degli strumenti presenti ne portafogli delle banche. 

In altri termini chi corre il rischio della divergenza fra valore nominale e il loro valore `effettivo’, denominato valore di presunto realizzo, dei crediti?

Ad evitare che siano i depositanti e gli obbligazionisti (i creditori delle banche) a fronteggiare questo rischio, vengono costituiti i ’Fondi propri’.

Essi sono rappresentati da due gruppi di elementi: le azioni e i `profitti non distribuiti’.

Le azioni sono finanziamenti che non prevedono scadenza e una remunerazione condizionata dall’esistenza di profitti. 

I `profitti non distribuiti’ sono la differenza fra i `profitti netti’ e i totale dei dividendi.

Mentre tuttavia le azioni sono dei contratti, i profitti non lo sono e sono valutazioni delle rimanenze di debiti e dei crediti delle banche.

I `profitti netti’ derivano dai `profitti lordi’ (la differenza fra proventi e costi, fra ricavi e costi monetari) cui si deducono altri costi: prudenziali, che cercano cioè di fronteggiare eventi futuri (imposte e tasse, svalutazioni di crediti) e/o di ripartire alcuni costi nel tempo (ammortamenti).

Vi è un’efficace sintetica espressione in lingua inglese che descrive questa situazione: <cash isking, profit is an opinion>.

Vi sono poi due efficaci indicatori, sempre in lingua inglese, che danno conto della performance di un’impresa: EBITDA (Earnings Before Interest Taxes, Depreciation and Amortization) ed EBIT (Earnings Before Interest and Taxes). I due indicatori tendono entrambi a rappresentare il `profitto lordo’: il EBIT, al lordo di oneri `indipendenti’ dall’attività tipica dell’impresa (interessi e imposte sono in larga misura al di fuori dl controllo dell’impresa); EBITDA, al lordo anche delle scelte discrezionali dell’impresa in termini di svalutazioni e di ammortamenti.

Possiamo dunque prendere atto che l’opinione sulla consistenza dei profitti dipende dal management della banca sia perché ha l’onere della conduzione dell’azienda sia perché ha l’onere di valutare le rimanenze dei crediti: per fronteggiare quest’ultima  difficile questione, le migliori pratiche prevedono di avvalersi delle disposizioni della Banca d’Italia che adatta ed integra i Principi contabili Internazionali.

Sotto questo aspetto, per concludere, la consistenza dei Fondi propri dipende dagli apporti monetari dei soci e dalla distribuzione di dividendi: mentre questi ultimi riducono il presidio a fronte dei rischi impliciti negli attivi bancari, gli apporti dei soci lo rafforzano.

Corollario 2

I `Fondi propri’, analogamente ai Debiti, sono investiti in maniera indifferenziata negli attivi delle banche. Cioè, non solo è velleitario distinguere quanta parte dei debiti a scadenza protratta sono investiti in attivi con scadenza  analoga ma, soprattutto, è ancor più  velleitario  distinguere se i debiti a breve siano investiti in attivi a breve: mentre infatti le scadenze dei debiti sono certe, le scadenze dei crediti sono incerte perché seguono le vicende dell’attività di chi ne fruisce. In altri termini, l’andamento e le rimanenze di Debiti e di Crediti bancari sono il risultato dei comportamenti autonomi dei clienti: con la differenza che, mentre i depositanti, hanno la facoltà di esigere i loro averi anche immediatamente, le banche non hanno la medesima facoltà nei confronti degli affidati.

Ad esempio, sarebbe davvero sorprendente osservare il bilancio di una banca con un’enorme quantità di debiti esigibili `a vista’ (depositi in c/c) e un’analoga quantità di crediti a scadenza protratta (mutui ipotecari): infatti, mentre i depositanti hanno diritto di trasformare immediatamente i loro depositi in biglietti di BC, la banca non ha il diritto di farsi rimborsare i prestiti concessi prima della loro scadenza (o della scadenza delle rate previste contrattualmente). Questo, en passant, è uno dei motivi alla base della cartolarizzazione dei crediti.

Sotto questo aspetto si può concludere che l’asimmetria fra esigibilità dei debiti e liquidità dei crediti implica l’opportunità di gestire oculatamente gli ammontari e le scadenze degli attivi e dei passivi (Asset Liability Management – ALM) cioè di contemperare ammontare e scadenza media delle Attività (dei crediti) con quelle delle Passività (dei debiti).

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