Il sig Mercati e la speculazione

10. Conclusione.
Antepongo la Conclusione a questo riassunto sia perché immagino che, dopo le prime righe, si abbandonerà la lettura, date le categorie tecniche indispensabili per descrivere il concetto di speculazione, sia perché discutere serenamente di speculazione significa affrancarsi dal contenuto moralistico implicito nella parola.
Oggi, invocare la relativa `neutralità’ del termine appare blasfemo e/o ordoliberista anche se i mercati finanziari sono oggetto di vigilanza, di regolamentazione, di standardizzazione delle operazioni, di presidi mai visti in precedenza, tutti rivolti ad evitare che da mercati degli affari, si trasformino in giungle degli affari, se non del malaffare.
A questo ostracismo, incredibile per chi vive nelle società capitalistiche, non credo ci si possa sottrarre con qualche speranza; soprattutto in Italia, in un periodo come quello odierno nel corso del quale gli slogan prevalenti possono essere riassunti dall’inconsistente grido `spezzeremo le reni ai mercati’, ipotizzando che i mercati lo odano.
Ero partito dall’idea di contrapporre agli slogan una descrizione semplificata e pacata del mercato di Borsa per sostenere che per fortuna vi sono i mercati regolamentati e quelli OTC: non sono riuscito comunque a semplificare ulteriormente la descrizione e pubblico ugualmente questo pezzo per ridicolizzare coloro che pensano di `battere il mercato’, che predicano l’esistenza di ‘grandi fratelli’ e di complotti, che preferiscono il capitalismo di relazione, che usano la parola `speculazione’ come una pietra per impaurire e imbrogliare il popolo, che demonizzano la `mano invisibile’ senza tenere conto che essa può essere, indifferentemente, una mano amica o nemica e che si affianca a mani più o meno amiche, visibili a chi dispone di qualche diottria, a coloro infine che demonizzano tutto ciò che è banca e finanza, non avendo la disponibilità mentale per affrontare la realtà capitalistica per quello che è, anche al fine di adottare dei rimedi se non per superarla. 
Eppure banca e finanza e relative attività non sono mai state regolamentate come nei decenni successivi alla II guerra.

1. Premessa.
In questo scritto cerco di `tradurre’ in termini più comprensibili e da un punto di vista economico-finanziario il linguaggio dei Mercati Finanziari che fanno parte del Gruppo Borsa Italiana SpA, una società che gestisce numerosi Mercati e che, al 31 dic. 2017, era  partecipata al 99,9998% dal Gruppo London Stock Exchange Group. Si tratta di una struttura di elevato standing europeo che può ben rappresentare quanto avviene in giro per il mondo.
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I mercati gestiti da Borsa Italiana SpA sono i seguenti:
A) Mercati Azionari
MTA – Mercato Telematico Azionario: E’ un mercato regolamentato che risponde ai migliori standard internazionali dove si negoziano azioni, obbligazioni convertibili, diritti di opzione e warrant. Al suo interno, il segmento STAR dedicato alle società che si impegnano a rispettare requisiti di eccellenza in termini di liquidità, trasparenza informativa e corporate governance.
AIM Italia: il sistema multilaterale di negoziazione (MTF) dedicato alle piccole e medie imprese italiane che vogliono investire nella loro crescita.
MIV – Mercato degli Investment Vehicles: è il mercato regolamentato creato per offrire con una chiara visione strategica, capitali, liquidità e visibilità ai veicoli d’investimento.
B) Mercati Obbligazionari e Fixed Income
MOT – Mercato Telematico delle Obbligazioni: nato nel 1994, è l’unico mercato obbligazionario regolamentato italiano.
ExtraMOT – è il sistema multilaterale di negoziazione (MTF) nato per permettere a operatori ed investitori di ampliare la gamma di strumenti obbligazionari in cui investire.
ExtraMOT Pro – è il Segmento Professionale del mercato ExtraMOT, nato per offrire alle PMI un primo accesso ai mercati dei capitali semplice e veloce.
SeDex – è il mercato di Borsa Italiana nato nel 2004 per la negoziazione di Certificates e Covered Warrant, nel loro insieme denominati securitised derivative.
C) Mercato degli ETP
ETFplus – è il mercato italiano dedicato alla quotazione degli ETF, ETC, ETN e fondi aperti e leader in Europa per scambi e controvalore.
D) Mercati di Derivati
IDEM – è uno dei maggiori mercati dei derivati nel panorama europeo; scambia circa 150.000 contratti al giorno, per un controvalore nozionale di 3,4 miliardi di euro.
IDEX – è il mercato italiano dei derivati energetici.
AGREX – è il mercato italiano dei derivati sul grano duro.

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La `traduzione’ cui mi riferisco riguarda diversi aspetti fra i quali il linguaggio: mi avvalgo perciò dei termini il cui significato è reperibile sul Glossario di Borsa Italiana.
Preliminari a queste informazioni oggettive, cioè esterne al mio punto di vista, vi sono le seguenti parole che rappresentano le categorie logiche delle quali mi avvalgo:
a) incertezza: il futuro è incerto ed è nelle mani degli dèi;
b) il rischio è una misura dell’incertezza (F.H. Knight, 1960) perché ritengo si cerchi di immaginare il futuro, di descriverlo e di misurarlo.
In questo scritto mi occuperò solo di alcune transazioni che si svolgono nel MTA e nell’IDEM perché il mio obiettivo è quello di affrontare la questione della speculazione e della sua `neutralità’ relativa.
Nell’ultimo paragrafo accennerò ai mercati Over the Couter (OTC) per collegarmi all’IDEM.
In uno scritto successivo mi occuperò del MOT.  

2. Il sig. Mercati
Di questi tempi è di moda attribuire al sig Mercati molte delle cause che hanno provocato e continuano a provocare la precaria situazione in cui si trova il nostro Paese. Alla ricerca di questo Signore che ci perseguita così pesantemente, che mette in dubbio le nostre certezze, che vuole condurci alla fame e che, in definitiva, vuole condurre alla rovina il Popolo italiano ho cercato di individuare ove egli si annidi. Ho allora cercato fra i Mercati, dove egli si confonda con i normali cittadini, contribuenti, risparmiatori, elettori e dove, in buona sostanza, egli dissimula la sua presenza adottando perfino il Cognome (Mercati) identico ai luoghi che frequenta abitualmente e da dove ci colpisce a nostra insaputa e a tradimento, affamandoci.
Uno dei mercati di cui abbiamo tutti esperienza è quello che si svolge settimanalmente nella nostra città: è un ambiente ove possiamo osservare molte persone che si soffermano presso diverse bancarelle che espongono più o meno tutte le stesse merci, probabilmente con prezzi diversi a seconda della loro qualità: mele di diversa dimensione colore, provenienza hanno prezzi diversi; datteri di diversa caratura, tipi di olive, di formaggi di salumi, tutti con prezzi diversi fra loro. Noi tutti passiamo, curiosiamo e cerchiamo di confrontare i prezzi finché, alla fine, scegliamo la merce che ci sembra quella col migliore rapporto qualità-prezzo.
In realtà, però, non stiamo cercando soltanto il migliore rapporto qualità/prezzo, ma stiamo cercando una data qualità di merce con il prezzo più basso. Detto con un termine più sofisticato, ma pessimo, stiamo arbitraggiando: l’arbitraggio indica infatti la ricerca del  prezzo più basso fra identiche qualità di merci, cioè un disallineamento fra prezzi riferiti ad un’identica merce.
Nella nostra ricerca, tuttavia, non abbiamo incontrato nessuno che ci appaia il sig. Mercati, Abbiamo potuto osservare un certo numero di poveri cristi che cercano di spendere il meno possibile a fronte della merce migliore. Abbiamo cioè incontrato persone che confrontano prezzi e qualità visibili a tutti, siano essi compratori e venditori, e abbiamo anche osservare che i prezzi esposti dai venditori cercano di livellarsi fra loro a seconda della qualità della merce.
Ma non ci siamo interessati del perché due venditori espongono prezzi diversi per la stessa qualità di mele: il venditore con prezzi più bassi avrà i suoi motivi e noi compratori optiamo per il prezzo più basso.
Non abbiamo incontrato il sig. Mercati perché abbiamo cercato nel mercato sbagliato: siamo andati nel mercato degli arbitraggi, dove i prezzi e le qualità sono noti.

3. Il sig. Mercati e gli speculatori
Il sig. Mercati, infatti, vive nei mercati ove si specula ove, cioè, gli operatori lucrano sulle differenze di prezzo attese. In questo caso non tutti i prezzi sono noti ed è il prezzo futuro, il prezzo atteso, ad essere ignoto.
In questi mercati si incontrano due gruppi di soggetti che esprimono aspettative diverse sui prezzi futuri. Si tratta di:
i) rialzisti che comprano subito se pensano che il prezzo di quello strumento, di quella merce, aumenterà e venderanno ad aumento avvenuto;
e di
ii) ribassisti che vendono subito se pensano che il prezzo di quel bene diminuirà e compreranno a diminuzione avvenuta.
Il prezzo osservato è il prezzo a prnti mentre il prezzo ipotizzato, il prezzo atteso, è il prezzo al momento dell’esecuzione del contratto.
Il sig. Mercati frequenta le Borse: quando si negoziano Merci, vi si negoziano strumenti rappresentativi di merci, cioè contratti relativi a scambi di merci; quando si negoziano Valori, vi si negoziano: strumenti finanziari rappresentativi di finanziamenti a titolo di capitale (es. le azioni sul MTA), a titolo di credito (es. le obbligazioni sul MOT) o ibridi (es. obbligazioni convertibili sul MTA) ovvero strumenti finanziari sintetici, cioè rappresentativi di Indici (es. i contratti negoziati sull’IDEM).

4. Il sig. Mercati e la speculazione nella Borsa Merci.
Le Borse Merci sono molto diffuse: in Italia di solito sono ospitate presso i locali delle Camere di Commercio e in genere negoziano scambi di merci prodotte in loco.
Anche nel mondo, le Borse Merci sono specializzate per merci negoziate; ad es.il mercato di cereali più ampio del mondo si trova a Chicago (il CBOT); i due mercati principali per gli scambi di petrolio sono il NYMEX di New York ove si negoziano anche altre importantissime materiale prime (commodity) (che col CBOT fa parte del Gruppo Chicago Mercantile Exchange (CME) e l’IntercontinentalExchange di Atlanta. Attualmente entrambi sono di proprietà statunitense. In precedenza il Brent era quotato all’International Petroleum Exchange (IPE) di Londra. Il mercato dell’oro è localizzato a Londra.
Certo, se la merce è deperibile, bisogna immagazzinarla adeguatamente nel periodo che intercorre fra l’acquisto e la vendita successiva; ma non è detto che al momento della vendita, per quanta cura si sia usata per lo stoccaggio, la merce non sia comunque deperita: ad es., una bottiglia di pregiatissimo vino potrebbe essersi trasformata in una bottiglia di pessimo aceto.
Ben si capisce, dunque, che per guadagnare, al prezzo di acquisto (Pa), il rialzista dovrà aggiungere i costi dello stoccaggio e del rischio di deperibilità (C): per cui dovrà essere Pv > (Pa + C). Ma se il vino si è trasformato in aceto avrò sicuramente perso tutto: Pv < (Pa + C).
Oggi, tuttavia, per evitare questi e altri rischi, la merce viene cartolarizzata (ma sarebbe preferibile dire digitalizzata), trasformata cioè in strumenti finanziari più facilmente negoziabili anche lontano dal luogo ove la merce si trova fisicamente. Ai nostri giorni, la merce è rappresentata da una stringa di bit, sintetizzata da un codice alfanumerico che la identifica esattamente (ne è un esempio il `codice a barre’).
La speculazione su merci è vincolata dal fatto che, alla scadenza, l’esecuzione del contratto richiede lo scambio delle merci contro denaro; questo scambio, tuttavia, non avviene di regola nel luogo fisico ove il contratto è stato negoziato ma in luoghi fra loro diversi.
Ad es. una petroliera in partenza da un porto del Golfo e diretta a Rotterdam può essere negoziata enne volte durante il suo viaggio e può essere anche re-indirizzata in un porto diverso da Rotterdam, a seconda delle necessità dell’importatore, per cui il prezzo del greggio trasportato può variare a seconda del porto di destinazione finale: il pagamento del corrispettivo, tuttavia, avviene a New York ove il contratto è stato negoziato.

5. Il sig. Mercati e la speculazione presso le Borse Valori
Relativamente alla dematerializzazione dei contratti su Merci, mutatis mutandis anche gli strumenti finanziari hanno subito la medesima sorte. Oggi questo aspetto  viene denominato FinTech, ma i connotati economico-finanziari degli strumenti e degli scambi non cambiano: c’è chi paga e chi riscuote, chi perde e chi guadagna, chi imbroglia e chi no.
Gli elementi `merce’, `strumento finanziario’, `mezzo di pagamento’ sono oggi digitalizzati e la loro rappresentazione è una stringa di bit: la qualità effettiva del sottostante (fisico. finanziario o monetario che sia) va sempre verificata de visu (c.d. prova del budino): ed è da questo che originano i rischi.
Nelle Borse Valori dunque si negoziano prevalentemente strumenti rappresentativi di finanziamenti e di indici di Borsa, come si diceva; si tratta del mercato dei capitali i cui strumenti di negoziazione sono oggi rappresentati da stringhe alfanumeriche.[1]
In questi mercati, a differenza delle merci, alla scadenza lo scambio fra strumenti finanziari e pagamento del corrispettivo avviene, in loco, dove il contratto è stato stipulato.
Gli effetti di tale differenza si possono immediatamente osservare sotto diversi aspetti: organizzazione, mercati, regolamentazione, vigilanza, operazioni, operatori, strumenti finanziari, ecc. per cui è abbastanza difficile elencare tutte le possibilità organizzative presenti nel mondo.
Il riferimento a Borsa Italiana che utilizzo può comunque esser sufficiente in questa sede per riconoscere il sig Mercati, lo speculatore per eccellenza. Questo signore, però, non è un singolo soggetto, un singolo operatore, ma è un nome collettivo per indicare l’insieme degli operatori (potenzialmente tutti noi) che impartiscono agli intermediari autorizzati (banche e broker) ordini di acquisto e di vendita di strumenti finanziari. Gli ordini impartiti provengono cioè da tutti coloro che operano sui diversi mercati, sia per lucrare su differenze nei prezzi (gli speculatori), sia per investire in strumenti finanziari (i cassettisti).
Ad esempio, chi opera nel MTA dovrebbe sapere che vi si negoziano azioni, obbligazioni convertibili, diritti di opzione e warrant e che, al suo interno, si ha un segmento, STAR, dedicato alle società che si impegnano a rispettare requisiti di eccellenza in termini di liquidità, trasparenza informativa e corporate governance.
Gli ordini che affluiscono ai Mercati sono, ovviamente, ordini di acquisto e ordini di vendita che provengono, attraverso canali organizzati ad hoc, dagli speculatori e dai risparmiatori che hanno in animo un investimento più o meno temporaneo.

5.1. Investitori
Gli ordini di acquisto che provengono dagli Investitori, di regola provengono da soggetti che intendono mantenere gli strumenti finanziari per almeno un anno: costoro si denominano `cassettisti’ perché contano prevalentemente sulle rendite garantite dall’incasso di dividendi e di cedole e sulle fee che possono riscuotere prestando i titoli.
Possono essere considerati tali anche i possessori di pacchetti di azioni (di maggioranza, di minoranza, appartenenti a patti di sindacato o di chi sta costruendoli): i pacchetti vengono detenuti non solo o non tanto per i motivi tipici del `cassettista’, ma soprattutto per il potere di indirizzare strategicamente l’attività dell’emittente quelle azioni.
Ultimo, ma non irrilevante, i pacchetti `tolgono’ dal mercato i titoli riducendo il `flottante’, aumentando il rischio del ribassista (v. ultra).
Gli ordini di vendita che provengono dagli Investitori provengono da soggetti che vogliono `liquidare’ un investimento effettuato in precedenza, magari lucrando su di una differenza di prezzo; ma in questi casi l’esigenza prevalente è il fabbisogno di liquidità, di mezzi di pagamento.
Così come appena descritti, si dice che gli gli Investitori sono `coperti’:  cioè che quando comprano, dispongono di mezzi di pagamento per pagare; mentre, quando vendono, dispongono dei titoli da consegnare. Ne segue che l’Investitore, il `cassettista’, mentre detiene i titoli, incassa le rendite appena riassunte (cedole, dividendi e fees), ma quando deve vendere, cioè disinvestire, corre seri `rischi di liquidabilità’, il rischio cioè che il prezzo di vendita sia più basso del prezzo di acquisto, ovvero che sia più basso anche del prezzo di acquisto più le rendite riscosse fino a quel momento, oltre che il rischio che il mercato sia divenuto talmente `sottile’ da non trovare compratori.

5.2. Speculatori
Si diceva che anche nelle Borse Valori gli speculatori lucrano sulle differenze di prezzo degli strumenti finanziari. L’intento prevaleneet delle loro negoziazioni è quello di osservare i prezzi correnti e di comprare o di vendere a seconda che il prezzo atteso per lo strumento osservato, sia maggiore o minore del prezzo corrente.
Fra le negoziazioni del MTA, limitiamoci a quelle che si svolgono durante la maggior parte delle ore della giornata, il c.d. periodo di negoziazione continua.
Anche in tale caso, i contratti sono fondati sulla scissione fra il momento della stipulazione e il momento dell’esecuzione del contratto (pagamento del prezzo e consegna dei titoli) per cui, per iniziare, si propone una negoziazione (PDN) di acquisto o di vendita, cui segue l’accettazione della proposta nel caso si trovi una controparte di segno contrario.
Le proposte devono essere relative ad uno strumento finanziario (azioni ad esempio), indicare il loro numero, un prezzo unitario di acquisto o di vendita e la modalità di negoziazione, che possono essere:
a) a pronti, l’esecuzione deve avvenire entro qualche giorno (2-3gg dal momento della stipula del contratto;
b) a termine fermo (forward), l’esecuzione deve avvenire entro un numero determinato di giorni successivi alla stipula del contratto;
c) future l’esecuzione deve avvenire ad una data precisa successiva alla stipula del contratto.
Per spiegare bene, portiamo un po’ al limite il caso della negoziazione a pronti.
Nel contratto a pronti, l’esecuzione di una PDN che ha trovato contropartita deve avvenire entro i successivi 3gg di Borsa aperta (in Italia, ma nella maggior parte dei mercati i giorni sono 2) per cui:
a) il rialzista, osservato un prezzo e ipotizzando un suo aumento nel giro delle prossime ore o dei prossimi 3gg, comprerà subito (ora) per vendere entro i prossimi 3gg, a prezzi saliti. Riscuoterà dunque la differenza fra prezzo di acquisto (iniziale) e prezzo di vendita (finale);
b) il ribassista, osservato un prezzo e ipotizzando una diminuzione nel giro delle prossime ore o dei prossimi 3gg giorni, venderà subito (ora) per acquistare entro i prossimi 3gg, a prezzi ribassati. Riscuoterà dunque la differenza fra prezzo di vendita (iniziale) e prezzo di acquisto (finale).
Se ora concentriamo l’attenzione sulla scissione fra momento della stipulazione e momento dell’esecuzione del contratto, osserviamo che per comprare, non servono i quattrini nel giorno della stipulazione ma solo nel giorno dell’esecuzione del contratto e che, per vendere, non servono i titolo ne girono della stipulazione, ma nel giorno dell’esecuzione del contratto.
Ne segue che la caratteristica principale degli speculatori (rialzisti e ribassati) è quella di operare allo scoperto, cioè senza avere necessariamente, al momento della stipula dell’acquisto o della vendita, tutta la disponibilità monetaria o tutta la disponibilità dei titoli da consegnare.
È il caso più interessante perché è dall’operatività di costoro (gli scopertisti) che si registrano i prezzi che poi determinano i prezzi di chiusura dei mercati borsistici a fine giornata e che sono poi, più o meno, i prezzi di apertura del giorno successivo.
Se accentuiamo l’attenzione su questo divario temporale, possiamo osservare meglio i rischi degli speculatori.

5.3. Il rischio del ribassista
Quando i prezzi oscillano il ribassista, osservato un prezzo corrente e ipotizzata una sua diminuzione, si affretterà a stipulare un contratto di vendita al prezzo corrente (es. 2€) pur senza avere le azioni, contando sul fatto che, entro 3gg, qualora si verifichi l’ipotesi dei prezzi che scendono (es. 1,9€), potrà stipulare un contratto di acquisto degli stessi titoli al prezzo più basso col quale coprire la precedente vendita allo scoperto e avrà guadagnato 0,1€, pari ad un ragguardevole 5% (0,1/2×100) in 3gg.
Qualora la previsione non si realizzi, cioè i prezzi non scendano (es. 2 o 2,x €); il ribassista dovrà consegnare i titoli venduti e non avendoli, dovrà comprarli per non essere inadempiente.
Si apre così un bel problema: per il mercato, che deve evitare le inadempienze,e per il singolo ribassista che può non trovare le azioni che cerca. Il ribassista, pur avendo la possibilità di stipulare un nuovo contratto per prorogare la posizione al ribasso, deve fronteggiare il rischio di non trovare i titoli sul mercato, né la proroga può risolvere la situazione.
E non trova quanto cerca perché le azioni stanno nei portafogli dei `cassettisti’. cioè di chi detiene i pacchetti (v. supra). Si tratta dunque di azioni che non sono in circolazione perché rispondono alle diverse esigenze e strategie di investimento dei diversi detentori. Sul mercato corrente, infatti, sta solo il cosiddetto `flottante’, cioè le azioni in circolazione che, salvo le public company, sono una parte relativamente ridotta di quelle emesse.
I mercati regolamentati tendono ad impedire che si creino situazioni di inadempienza e quindi impediscono ai ribassisti di operare totalmente allo scoperto: richiedono perciò che costoro dispongano di una determinata quota di titoli (20-50%, a seconda del flottante). Il ribassista, così, è costretto a farsi prestare temporaneamente da un cassettista la quota di titoli prevista dalle regole del mercato; il prestatore riscuote una fee per il prestito di titoli e così il ribassista può continuare a tenere la posizione aperta per chiuderla a ribasso avvenuto.
Se, però, il ribasso non avviene, il ribassista deve comunque consegnare i titoli e dovrà comprarli, ammesso che vi sia sufficiente flottante. Il caso del ribassista scoperto risulta pertanto molto rischioso rispetto al caso del rialzista proprio perché può mancare la `merce’ venduta `allo scoperto’. E, se deve consegnare i titoli, dovrà comprare sia la parte presa a prestito per soddisfare le regole del mercato, sia la parte rimasta scoperta. Così, la regola prevista dal mercato, può scontrarsi con la possibilità che non si trovino cassettisti disposti a vendere, né sufficiente flottante.

5.4. Il rischio del rialzista
Mutatis mutandis, il caso del rialzista `scoperto’. Costui, osservata una quotazione e prevedendo un aumento del prezzo nelle ore o nei vicini giorni successivi, compra immediatamente (es. 2€). Se la previsione si realizza, vende a 2,1€ e, analogamente al ribassista, guadagna un ragguardevole 5% in 3gg.
I due casi, uguali dal punto di vista del rendimento (5%), sono tuttavia assai diversi dal punto di vista del rischio di inadempienza o, al limite, di insolvenza del contraente.
Il rialzista, infatti, nel caso la previsione non si realizzi, ha diverse possibilità per evitare la perdita o l’inadempienza: prorogare per un determinato periodo la posizione al rialzo, disporre di una linea di credito addizionale per finanziare la proroga, utilizzare o `sconfinare’ su di una linea di credito in essere, vendere altri strumenti finanziari di cui dispone.
Il ribassista invece deve consegnare le azioni che ha venduto e non altre ma, essendo esse in un numero limitato per definizione, è possibile non poterle comprare perché sul mercato non ve ne sono.

6. Affinamenti
a) in genere le azioni non si negoziano unitariamente (anche se è possibile), come nell’esempio proposto, ma per piccole quantità (denominate `lotti minimi’);
b) i pacchetti non fanno parte del flottante ma vengono negoziati in altri mercati perché incorporano il `prezzo del potere di indirizzo e controllo dell’attività dell’emittente’;
c) il ribassista che opera su larghi flottanti assume meno rischi di quello che opera su flottanti `sottili’;
d) quanto descritto sopra è `l’osso’ della speculazione di Borsa aventi per oggetto le azioni delle società quotate al MTA.

7. I contratti a termine (forward)
Come si è appena visto, un contratto a pronti è un po’ diverso da uno scambio per contanti, cash, quando cioè la controprestazione monetaria è simultanea rispetto alla prestazione.
Analogamente, un contratto a termine è diverso da un contratto a pronti: nel forward si fissa il prezzo di uno strumento finanziario oggi ma ci si accorda di effettuare la prestazione, di eseguirlo, in un momento successivo.
Sono dunque contratti di copertura dai rischi di oscillazione dei prezzi, tipicamente dei cambi, i forward e sono di regole negoziati OTC.

8. I future
Il caso della negoziazione a pronti, pur portato al limite, può ben rappresentare quanto accade in ambito speculativo quando il lasso di tempo intercorrente fra stipulazione ed esecuzione del contrato è più ampio di 3gg. Il che accade con i contratti future cioè contratti derivati, costruiti su dei `sottostanti’: in ambito finanziario il sottostante è un altro contratto, un altro strumento finanziario.
Contratti di questo tipo:
a) possono avere tre obiettivi: copertura, speculazione e arbitraggio;
b) possono disporre di diversi strumenti finanziari come sottostante (underlying asset): azioni, obbligazioni, tassi di interesse (a lungo o a breve termine), valute, indici;
c) in Italia, si prevedono le seguenti negoziazioni sul mercato regolamentato IDEM: i) S&P/Mib Futures (future sull’indice S&P/Mib, ove ogni punto indice vale € 5); ii) Mini S&P/Mib (come il precedente, ma ove ogni punto indice vaale € 1); Iii) Single Stock Futures (future su titoli azionari).
I future possono essere considerati una variante dei forwardi: si prevede infatti che compratore e venditore stipulino un contratto che prevede lo scambio di sottostante, del quale si è prefissato il prezzo, in una data successiva. Ad esempio, nel mercato dei cambi ci si copre dal rischio di variazioni nel valore delle monete, o si specula sulla variazione del loro valore relativo oppure ancora si approfitta di disallinementi nei valori delle monete oggetto dell’arbitraggio.
Come per le due fattispecie precedenti (pronti e termine), al momento della stipulazione del coontratto non vi è alcuno scambio; gli scambi si avranno alla data concordata.
Relativamente ai future di mercato regolamentato, la differenza principale rispetto ai forward, sta nella quotazione in mercati regolamentati il che implica un certo spessore e quindi tendenzialmente un’alta liquidabilità, data la quantità e continuità delle negoziazioni che vi si svolgono garantite da un intermediario (market maker) che ne assicura la continuità, la fissazione quotidiana del prezzo (mark to market) e la sorveglianza..
Fissati prezzo e scadenza, compratore e venditore  del future avrebbero tempo fino alla scadenza del contratto per comprare o vendere il sottostante: rialzisti e ribassisti si comporterebbero di conseguenza, e assumerebbero i rischi già riassunti precedentemente. Tuttavia, ad evitare rischi di insolvenza, i contraenti di mercato regolamentato, in Italia hanno l’obbligo di liquidare quotidianamente le posizioni aperte, attraverso il mark-to-market, presso la Clearing House.
La liquidità del mercato regolamentato consente agli operatori di “chiudere” le posizioni aperte i) vendendo un future già acquistato o acquistando il future precedentemente venduto, ovvero ii) liquidando per contanti (cash settlement) la posizione aperta, calcolandone il valore monetario.

9. Esempi di mercati OTC
Al di fuori del mercato ufficiale (vigilato e regolamentato) vi posso essere molte altre negoziazioni, Fra queste si possono censire quelle che avvengono nei mercati Over The Counter (OTC). Si tratta di
i) forward o mercati a termine (v. supra);
ii) future finanziari;
iii) derivati sul rischio di credito (denominati credit derivative): uno strumento finanziario con sottostante il merito di creditizio di un emittente (stato sovrano, ente governativo, istituzione finanziaria, impresa) misurato da una società di rating (es. Moody’s, S&P, Fitch) o comunque definito sulla base di criteri noti, trasparenti e di pubblico dominio. I derivati di credito tendono a favorire la gestione del rischio di credito implicito nei debiti di un emittente sul mercato primario (obbligazione e/o prestito) e permettono di scindere il rischio di credito (rischio di inadempienza e/o di insolvenza del debitore) da altri rischi, in primis il rischi di mercato (di cambio e di interesse) che incidono sulla liquidabilità dello strumento emesso.
Questi contratti prevedono che chi compra la protezione (protection buyer) dal rischio di credito di uno strumento finanziario (reference obligation) di un emittente (reference entità) si impegna a versare un premio (unico o periodico) a un venditore (protection seller) il quale, a sua volta, si impegna ad effettuare un determinato pagamento al verificarsi dell’evento assicurato (credit event) che può essere la variazione del merito di credito (credit spread), l’inadempienza o l’insolvenza dell’emittente .
I più diffusi strumenti del genere sono:
a) i Credit Default Swap (CDS), nel qual caso il protection buyer effettua pagamenti periodici a tasso fisso, mentre il protection seller effettua un unico pagamento se, e solo se, si verifica un credit event;
b) i Total Return Swap (TRS), nel qual caso entrambe i contraenti effettuano pagamenti periodici sul medesimo capitale nozionale. Il protection buyer versa i proventi derivanti da un credito aperto, mentre il protection seller paga un tasso predeterminato, fisso o variabile.
c) le Credit Linked Note, cioè una obbligazione con tasso di interesse fisso superiore al tasso di mercato, ma che rimborsa un valore inferiore al valore nominale dell’obbligazione stessa nel caso si verifichi un determinato credit event. 

__________

[1] In passato, tutti i contratti negoziati nelle Borse erano rappresentati da pezzi di carta che testimoniavano gli scambi: oggi, invece, tutti i contratti sono ‘dematerializzati’, cioè sono testimoniati da sequenze di bit che si concretizzano in un identificativo composto di caratteri alfanumerici (analogo all’IBAN) che identifica conti correnti e banche emittenti: il International Securities Identificazioni Number, (ISIN)) assegnati dalla National International Numbering Agency (ANNA) di ciascun Paese.

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